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venerdì 18 gennaio 2013

Il lavoro di una vita


Stimatissimo collega,
Le invio, per un parere clinico, il paziente XY.
Ritengo assolutamente illustre ed encomiabile il Suo lavoro accademico e conosco di fama la Sua vasta esperienza clinica. La motivazione sottintesa al mio invio, onestamente, oltre ai motivi sopra citati, è dovuta anche al Suo impegno nella collaborazione alla stesura della prossima edizione del DSM.
Il paziente che le invio, risponde infatti perfettamente ai criteri diagnostici di un disturbo di personalità che finora non è stato incluso in nessun manuale! Sul tal disturbo, a cui fra breve accennerò fugacemente, ho scritto un articolo (tuttora inedito) che mi permetto di allegare a questa mia.
Tal disturbo, essendo pervasivo, inflessibile, di lunga durata e, soprattutto, gravemente invalidante, rientra secondo la mia opinione, nei disturbi di personalità (suggerirei, per alcune evidenti affinità e somiglianze e analogie con gli altri disturbi della categoria, un inserimento nel “cluster a”). Il nome che mi sono permesso di dare a tale disturbo è:
“Disturbo inesistente di personalità”.
Mi rendo conto che la dizione può dar luogo ad ambiguità (sembra che sia il disturbo a essere inesistente), tuttavia la logica e il buon senso del clinico verranno certamente in soccorso alla comprensione: non potremmo certo diagnosticare un disturbo inesistente! Ritengo che questa dizione sia preferibile all’alternativa “Disturbo da personalità inesistente”, in quanto qua l’ambiguità è più sottile e infida. I soggetti con questo disturbo hanno una personalità tutt’altro che inesistente: sono i soggetti stessi a non esistere! Converrà con me che, data la sottile linea di demarcazione fra le due situazioni, è meglio evitare ambiguità a partire dal nome.

Veniamo dunque a XY.
Il soggetto, semplicemente, non esiste. Fin dai primi appuntamenti il fatto si è reso evidente per la assoluta assenza di XY. Nonostante la terapia prosegua ormai da diversi mesi, il paziente persiste nella sua non esistenza. Chiaramente un farmaco utile a questa tipologia di persone (e ricordiamoci che parliamo di persone, non solo di “pazienti” o “casi”!) non esiste! Figuriamoci: non esiste neanche una categoria diagnostica! Questo, se mi permette, è un assurdo: si pensi a quante sono solo nella nostra città le persone che non esistono! Mi permetto una stima (badi bene, al ribasso!): almeno qualche centinaia. 
Capisce dunque l’urgenza (e l’enfasi dei toni), di questa lettera e di questo invio!
Spero che la Sua esperienza e la Sua posizione nel mondo accademico possano portare l’attenzione della comunità scientifica su questo disturbo che, sebbene sia statisticamente rilevante, è finora passato inosservato. Quanto a me, mi accontento di aver contribuito seppur in maniera minima e insignificante rispetto a quanto sarebbe in Suo potere, all’ampliamento della conoscenza della psiche umana, nonché al benessere di molte anime sofferenti! (Non nascondo che mi piacerebbe anche veder pubblicato il mio articolo che, mi permetto di ricordarLe, Le allego).
E spero voglia scusare i toni concitati della mia scrittura, ma è un argomento che mi sta molto a cuore (il lavoro di una vita!).

In fede, e con stima imperitura,
   Dott. [omissis]




Nota:
Il destinatario di questa lettera, pochi mesi dopo averla ricevuta, pubblica un articolo, in gran parte copiato da quello del dott. [omissis], sulle persone inesistenti. L’articolo ha enorme successo e il Disturbo Inesistente di Personalità entra a pieno titolo in tutti i manuali più importanti di psichiatria. Migliaia di persone inesistenti iniziano a essere curate e il loro numero cresce esponenzialmente. 
Il dott. [omissis] tenta una causa nei confronti dell’illustre collega ma, non avendo fondi per sostenere a lungo le spese legali, deve rinunciarvi. Poco dopo entra in uno stato depressivo e mostra i primi sintomi del disturbo di personalità da lui scoperto.
Attualmente, il dott. [omissis], non esiste.

venerdì 21 dicembre 2012

il giorno che il mondo è finito

[piccolo racconto apocalittico]


Tutti i giorni attraverso il parco. L'ho conosciuto lì. Si direbbe un barbone, avrà una trentina d'anni, anche se li porta male e ne dimostra un'eternità. Qualche volta mi son fermato a parlarci, di solito fa discorsi sconnessi, non si sa neanche con chi ce l'abbia, parla di fine del mondo, ma chi non lo fa di questi tempi.
Quantomeno non la prende in modo religioso, non dice pentitevi, dice qualcosa sui sogni.
Poi un giorno è cambiato qualcosa, l'ho visto sempre più triste. Lou (si chiama così, mi ha detto, sul suo cognome, poi, ci sarebbe un'altra storia, da raccontare, un'altra volta se ci sarà tempo), gli ho detto, che c'è? C'è che è sempre più tardi, mi ha risposto, ormai non so se ce la possiamo fare. A far che? A evitare l'inevitabile, mi sento come se stessi guardando una frana al rallentatore e non posso farci niente. Ti prego, mi dice con le lacrime agli occhi, ti prego, almeno tu, sogna!
Mi chiede spesso, cosa sogno, io raramente mi ricordo cosa sogno, qualche volta sì e ne parliamo, ride o si commuove con me.

Qualche tempo dopo, poco, lo trovo in lacrime, è fatta, non possiamo farci più niente. Come niente? dico. È finita, basta, hai sognato stanotte? Non ricordo… No! risponde, stavolta è diverso, non è che non ti ricordi, stanotte non hai sognato e basta. Nessuno ha sognato stanotte.

Ancora non capisci? il mondo è già finito.

Poche ore dopo, seduto al bar, sento una stretta al cuore, qualcosa come una separazione. Sento una goccia calda che mi scende lungo la guancia sinistra. Alzo lo sguardo dalla tazza di caffè e mi guardo intorno. Mi pare che tutti abbiano le lacrime agli occhi, una disperazione comune ma taciuta, quasi nascosta.

sabato 14 maggio 2011

Psicologia di massa del berlusconismo 5. [una fiaba?]

Stanco delle continue e palesi finzioni e menzogne, delle contraddizioni in diretta, del teatrino sul nucleare e i referendum, della campagna diffamatoria durante le elezioni amministrative, Adam pensa: tanto vale dedicarsi alle storielle.
E allora gli viene in mente questa cosa, una fiaba inventata da lui o forse un sogno che aveva fatto.
La fiaba, parafrasando Andersen, si intitola “I vestiti nuovi dell'imprenditore”, e racconta di un imprenditore sempre all'ultima moda, che amava molto le feste e le belle donne. Un giorno arrivarono nel suo regno, regno imprenditoriale s'intende, due PR venuti dalle terre dei beduini e gli proposero di organizzargli la festa più grande che sia mai stata fatta, una cosa di cui si sarebbe parlato per generazioni, un party con donne bellissime, ottimo vino, cibi squisiti dove tutti si sarebbero divertiti eccetera eccetera. Adam pensa a che nome si possa dare a una festa del genere ma non gli viene proprio in mente niente.
E insomma, alla fine l'imprenditore accettò che questi misteriosi PR gli organizzassero la festa e questi iniziarono a darsi un gran daffare, a spostare mobili, a sistemare gli spazi della villa immensa dell'imprenditore. Dicevano che portavano un sound system modernissimo, degli addobbi all'ultimo grido, così raffinati da esser praticamente invisibili, vestiti, donne e così via.
Poi, finalmente la festa, gli ospiti.

Il giorno dopo, l'imprenditore si risveglia, male. Decine di coppie di occhi puntati su di lui e indici accusatori. Nei bagordi, sarebbe giaciuto con la donna sbagliata, una principessa dei Regni d'Oriente, causando l'ira di tutti. Come difendersi? Impossibile fuggire, inutile negare, è stato trovato a letto nudo.
Si alza in piedi in tutta la sua statura, è nudo, davanti alla folla, non gli han lasciato nemmeno il tempo di rivestirsi.
Un bambino subito zittito pudicamente dalla madre sussurra: “Com'è piccolo!”.
La sua difesa: “È impossibile che io abbia fatto ciò di cui mi si accusa. Sono impotente”.

Mentre dentro gelido scende il silenzio, nel giardino, una statua di ghiaccio raffigurante l'imprenditore, portata per l'evento, crolla.

mercoledì 27 aprile 2011

Psicologia di massa del berlusconismo 4. [crime scene peregrination]

Questo è un pensiero di qualche settimana fa.
Era l'ennesimo servizio di un cosiddetto telegiornale che inquadrava il luogo di un recente delitto. Il servizio, però, non era sul delitto, ma sulla gente che andava a visitare il luogo del crimine! Processioni di persone con macchine fotografiche o che scattano foto con i telefonini, chi porta i figli in spalla perché anche loro possano vedere. Cosa?
Come è nato, qual è il senso di questa cosa orribile come l'incontro fortuito sopra un tavolo da dissezione tra reality e turismo di massa?
L'impressione è che, in un mondo che si divide in spettatori e concorrenti, questa sia una delle poche, se non l'unica, forma di partecipazione percepita come possibile. Quando realtà e reality si confondono, il motto non può che essere: appaio, meglio se in diretta, dunque esisto.

Un'altra domanda, a questo proposito: perché dobbiamo assistere alle autopsie? Voglio dire, OK con la presenza dei fatti di cronaca nei TG (anche se spesso va a scapito di altre notizie che magari potrebbero portare a una partecipazione reale e attiva) ma: tutti quei dettagli autoptici che rasentano la pornografia (in senso lato), a chi servono?

Cosa c'entra questo in questa sezione? Si parla di TV, quindi c'entra.

giovedì 3 marzo 2011

Psicologia di massa del berlusconismo 3. [ferita d'asfalto]

Tangenziale est di Milano. Barriera di Agrate.

Adam è bloccato nella colonna dei pendolari. Il traffico è un lungo serpentone immobile dall'uscita dell'A4 dove, in curva, un TIR si è ribaltato. Sorpassandolo, lentamente, lo osserva da sotto, vede l'albero, il motore, gli assi delle ruote. Da questa prospettiva, con il carico parzialmente sparso sull'asfalto, il tutto assume un'aura ballardianamente oscena.
Nella solitudine da stilita del traffico, Adam pensa ai recenti fatti di cronaca, gossip, che si vorrebbe far passare per politica. I supposti scandali sessuali che riguardano il premier e la sua cerchia di amici, sostenitori, collaboratori.

Appena prima dell'uscita 12, Cologno M. nord, sulla destra, c'è un giardinetto incantevole, quasi bucolico, con qualcosa che sembra essere una piccola ruota di mulino. Qui, ha il valore di un miracolo. Poi, solo asfalto che taglia, ferisce periferie spietate. 

Ripensa a “Psicologia di massa del fascismo” dove Wilhelm Reich descrive lucidamente le dinamiche psicologiche che han portato all'ascesa dei fascismi. In particolare, Reich sosteneva che i fascismi fan leva sull'inconscio delle persone. È importante notare che, per Reich, l'inconscio non è la parte più vera, più profonda dell'Uomo: sotto l'inconscio c'è il vero nucleo energetico umano, istintivamente buono. Quando i tentativi di espansione di questo cozzano contro la realtà, si forma una corazza da cui generano l'inconscio e i suoi istinti, letteralmente deviati.

La Torre del potere, che domina la prospettiva. Sotto natale, addirittura, la agghindano di luci come fosse un albero. Un albero dai frutti velenosi, dai doni elettrici.

Riflettendo, Adam giunge alla conclusione che è estremamente facile far leva su un inconscio che si è contribuito a creare, con l'aiuto dei potenti mezzi di comunicazione di massa, a propria immagine e somiglianza. I decenni di quasi monopolio televisivo sono stati una pastura per far abboccare alle elezioni, alla scesa in campo. È questa l'amara realtà. L'inconscio italiano è stato plasmato a sua immagine e somiglianza. Questo spiega il fanatismo, la devozione.


Uscita 10, via Palmanova. All'inizio della via, sulla destra, c'è un enorme cartellone pubblicitario che si rivolge al presidente del consiglio, chiamandolo per nome, dicendogli a caratteri cubitali: “RESISTI, SALVA LA DEMOCRAZIA”.

Anche nei momenti che razionalmente dovrebbero essere più imbarazzanti ne esce radioso, brillante. Si fa beffe dei detrattori usando i loro slogan a proprio vantaggio. Anche chi dice di non credere alla realtà dei festini sa che sono veri. Anche chi li contesta e si scandalizza, in fondo, in una parte di sé che è marcita davanti alla televisione, avrebbe voluto esserci. Jung, facendo un'analisi dei dittatori del XX secolo, affermava che Mussolini incarnava l'archetipo del più forte del villaggio, Hitler dello sciamano. Lui incarna l'archetipo del playboy, del maschio alfa. È inutile sperare di ottenere risultati sbandierando questi scandali. Tutto ciò che si ottiene è pubblicità gratuita, come se si urlasse: “è vero, lui ce l'ha più grosso”.

In fondo a via Palmanova, dopo la ferrovia, da un cartellone pubblicitario enorme, l'immagine doppia di una ragazza di spalle sorride ammiccante e si solleva la gonna, mostrando il sedere nudo.

domenica 30 gennaio 2011

Psicologia di massa del berlusconismo 2. [non resta che lo sdegno]

Adam inorridisce indignato. Gli scandali erotici che coinvolgono il premier hanno oltrepassato la soglia del ridicolo. Intercettazioni in cui la presunta nipote di un capo di stato dice di voler fare rivelazioni se non pagata. La stessa che, in un'intervista vergognosa non a caso tenuta da un giornalista esperto di gossip e non di politica, ritratta tutto. Come a dire tutto ok è arrivato il bonifico. La stessa ragazza di cui si è detto non ci ho fatto sesso e comunque non sapevo che fosse minorenne. Si fa pure avanti l'ipotesi di abbassare la maggiore età, che i giovani (le giovani soprattutto) oggi vengon maturi prima. E alla fine tutto è buttato sulla spettacolarizzazione, sulla finzione. I telegiornali si riempiono delle immagini dei corpi del presunto harem del capo. Che un impero nato sull'esibizionismo televisivo possa finire per uno scandalo televisivo, giustizia karmica, sembra una favola troppo bella, pur nel suo squallore, pensa Adam.
Ma nel mondo non c'è posto né per lieti fini, né per morali.
La realtà viene costantemente negata, le leggi o violate o create su misura. Siamo in pieno 1984, anzi peggio visto che 1984 è solo un libro, per di più appena ristampato dalla casa editrice di proprietà del presidente del consiglio, lo stesso che possiede la rete televisiva che propone il Grande Fratello, insulto a Orwell, e altri reality show. Quando la realtà è in tv, cosa resta per le strade? Solo i pazzi, come me, pensa Adam. Questo è un altro problema. Le strade sono state svuotate dalla televisione, quindi l'unica realtà percepita è quella decisa da chi ha in mano il telecomando, unico vero scettro contemporaneo.
Adam accende la televisione. TG3. Si parla di nuovo della presunta nipote di un forse ex capo di stato. Della sua Apparizione in una discoteca di Rimini, passata quasi inosservata, pochi dentro ad ammirarla, pochi fuori a protestare (contro chi?). I giornalisti intervistano i giovani fuori dal locale. Uno, ubriaco o fatto, spera Adam, dice che non crede che il presidente del consiglio “si sia fatto una minorenne. Anzi, se se l'è fatta anche meglio, buon per lui”.
Adam spegne, televisione e cervello, appena in tempo per sentire qualcosa di marcio che cerca di farsi strada nel suo inconscio, qualcosa come un nero insetto ripugnante che avvelena, morde, divora dall'interno.

domenica 16 gennaio 2011

Psicologia di massa del berlusconismo 1. [non c'è rivoluzione perché la pubblicità dura troppo poco]

Adam è Aleph, e Aleph è l'Inizio.

Adam desiderava un nuovo inizio, avrebbe voluto farne parte, essere l'inizio.
Capita, d’estate, che le giornate si susseguano aride e indifferenziate, seccando tutto. Si aspetta allora che arrivi la tempesta, violenta e maestosa, a spazzare tutto ciò che è stato, allontanando la canicola, portando distruzione e nuova vita. C'è chi si mette al riparo, corre a infilarsi in qualche buco, androne, in un bar. Chi apre l'ombrello e si affretta verso casa, chi si accorge di non averne uno e lo ruba.
Io, in un momento simile, attendevo la tempesta.
Io ero la tempesta.

Questo pensava Adam. Solo che la tempesta non era arrivata. Non era successo niente, nessuna tempesta. Si sentiva annichilito, vuoto, e così vedeva il mondo: altrettanto vuoto, altrettanto annichilito.
Il vuoto era la risposta.
La sensazione era la stessa, per associazione mentale gli era venuto in mente questo, di quando va in onda la pubblicità in televisione.

Adam vive in un epoca in cui tutto è ridotto a spettacolo. La televisione, diventata strumento di potere. Il suo scopo è l'in-trattenimento: ridurre all'impotenza gli spettatori, lasciarli inermi sulle loro poltrone, i loro divani, impossibilitati ad arrivare al telecomando per cambiare canale. Dei recipienti svuotati e spalancati, pronti loro malgrado a introiettare, assorbire indistintamente, integralmente e senza filtro pubblicità, spot elettorali, guerre, fiction, politica, qualsiasi cosa.
Cronaca nera presentata con il linguaggio dei thriller, una querelle fra politici un tempo alleati raccontata come una soap opera. È ovvio che non ci sia mai alcuna reazione, ci si deve trattenere, restare immobili, per sapere come va avanti (nella prossima puntata).

Per questo non c'è stata la tempesta, la pubblicità dura sempre troppo poco.
 
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